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Tutto ebbe inizio quando Monsignor Alessandro Rufini costruì una villetta dove nell'antichità sorgeva la villa degli Ottavi. Nel 1559 la proprietà passò alla famiglia Vacca e l'anno seguente al medico Pier Antonio Contugi, che la chiamò Belvedere data la sua posizione panoramica. Intorno al 1587 la villa tornò in possesso di Leonardo Tornaisser, dopo esser passata al cardinale di Sisto e a Girolamo Boncompagni, ed essere stata rivenduta nel 1588 al referendario apostolico Paolo Capranica. Fu solo nel 1598 che la villa divenne di proprietà del cardinale Pietro Aldobrandini, il quale la ricevette in dono dallo zio Clemente VIII.

La villa restò in possesso degli Aldobrandini fino al 1681, anno in cui passò ai Pamphili, in seguito alla morte di Olimpia Aldobrandini, moglie di Camillo Pamphili. Nel 1760 la famiglia Pamphili si estinse e, dopo varie controversie, nel 1769 i Borghese divennero i nuovi proprietari della villa.

Fu così che, nel 1832, Francesco Borghese, ereditati tutti i possedimenti Aldobrandini, ottenne di potersi fregiare di questo nobile nome, mantenendo in suo possesso la tenuta degli Aldobrandini.

Come risulta da un disegno conservato nell’Archivio di Stato di Firenze la villa presentava, originariamente, una pianta pressochè quadrata, costituita da un atrio porticato che introduceva in un salone profondo quanto l'intero edificio, a lato del quale erano situate le camere e le scale che conducevano al piano superiore, dove si trovavano le stanze di servizio. Nel maggio del 1601, Pietro Aldobrandini decise di contattare Giacomo della Porta, per dare inizio ai lavori di ampliamento dell’edificio, desiderando aggiungere un paio di stanze e una galleria. Giacomo della Porta, però, non si mostrò soddisfatto dei lavori realizzati fino ad allora e propose al cardinale la costruzione di un palazzo degno della sua magnificenza. Il nuovo edificio sostituì totalmente il precedente, del quale rimase solo un muro. Nel settembre del 1602, quando Giacomo della Porta morì, l'edificio era quasi completato, e a ultimare i lavori subentrarono Carlo Maderno (1556-1629), Giovanni Fontana per gli interventi idraulici (1540-1614) e Giuseppe Cesari, detto il Cavalier d'Arpino (1568-1640) che si dedicò alla decorazione pittorica del primo piano. Grazie all’attività di Maderno e Fontana vennero realizzate la grande sala al secondo piano, la loggia situata al terzo e le terrazze poste ai lati del palazzo. Nel 1603, in seguito al soggiorno di Clemente VIII, iniziarono i lavori nel giardino per la canalizzazione delle acque.


Descrizione:

Villa Aldobrandini si distende su una serie di terrazze alte e regolari, e su una in particolare sorge il palazzo. La facciata principale dell'edificio, piena e severa, in linea con lo stile di Giacomo della Porta, scandita verticalmente da lesene, e si conclude nella parte centrale con una sopraelevazione racchiusa da un enorme timpano spezzato.

Inferiormente due basi sorreggono altrettante terrazze-passeggiatoi, con due slanciati camini in forma di torri ovali. La terrazza situata di fronte al palazzo circondata da una doppia rampa. La facciata posteriore caratterizzata da un avancorpo aggettante che si slancia verso l'alto e termina con un timpano triangolare, costituendo, in tal modo, una sorte di osservatorio per le fontane e i giochi d'acqua della parte alta del giardino. L'interno concepito con un accurato studio delle proporzioni degli ambienti, con un seminterrato riservato alle cantine oltre che agli alloggi dei gentiluomini di servizio e con una scala a lumaca a forma ovale che immette ai piani. E' possibile accedere al piano nobile per mezzo della scala o direttamente dall'ingresso della facciata posteriore. Un vestibolo con una cappella laterale precede il grande salone che occupa la parte centrale del piano mentre le stanze si trovano ai lati del salone. Le pareti del salone, decorato nella prima metà del Settecento da Amnesio de Barba di Massa Carrara, sono impreziosite dalle pitture a sughi d'erba in guisa di arazzi raffiguranti l'Officina di Vulcano e il Parnaso. La volta affrescata con il Trionfo della Casa Pamphili. Questo salone conserva il famoso busto bronzeo raffigurante Clemente VIII Aldobrandini, opera di Taddeo Landini (1550-96), e un grande camino, caratterizzato da un timpano spezzato che riporta un’iscrizione con il nome di Pietro Aldobrandini. Ben cinque delle stanze di questo piano sono state dipinte dal Cavalier d'Arpino, e raffigurano immagini di carattere biblico, altre pareti, invece, sono rivestite da antichi corani riccamente decorati. La cappella, dedicata a S. Sebastiano, fu affrescata dal bolognese Giovanni Piancastelli.

Il piano superiore ospitava le stanze destinate al personale al servizio di Pietro Aldobrandini mentre all'ultimo piano, lussuosamente arredato e con un salone centrale cassettonato, erano situate le stanze riservate agli ospiti. Dietro al palazzo incontriamo il teatro delle Acque, composto da un vastissimo emiciclo affiancato da due corpi rettilinei, che presenta nicchie con colonne e incavature, decorate con cariatidi e altri rilievi, realizzati da Ippolito Buti (1604-5). Le nicchie della parte emisferica contengono statue create da Jacques Sarrazin, ognuna delle quali preceduta da un getto d'acqua. La nicchia centrale si differenzia per la presenza di un Atlante che sorregge il mondo. Dalla vasca situata di fronte alla nicchia centrale emerge la statua del gigante Encelado, che gettava rumorosamente acqua dalla bocca. Secondo quanto indicatoci da Monsignor Giovan Battista Agucchi, segretario del cardinale Pietro Aldobrandini, nel suo scritto "Relatione", l'Atlante alludeva a Clemente VIII e la statua di Ercole in atto di aiutarlo si riferiva a Pietro Aldobrandini. Le Esperidi ricordavano il loro mitico e favoloso giardino, che per trasposizione era paragonato a quello della Villa Aldobrandini. Il mito di Ercole tornava ancora alla sommità della villa che poteva essere esplorato con l'occhio dal palazzo.

Nel braccio laterale sinistro del teatro delle Acque si trova la cappella dedicata a S. Sebastiano, il santo patrono degli Aldobrandini, decorata con pitture di Domenico e Tommaso Passignano. Nel braccio destro troviamo, invece, la stanza di Apollo (1615-18), la cui volta presenta decorazioni realizzate da Domenico Passignano.

La realizzazione dei congegni idraulici si deve a Giovanni Guglielmi. Mentre gli affreschi raffiguranti le "Dieci Storie di Apollo” sono opera del Domenichino, che si avvalse per i paesaggi dell'aiuto del Viola. Il pavimento ornato con arabeschi ed elementi propri dello stemma Aldobrandini.

Dietro il Teatro delle Acque troviamo la grande Scala d'Acqua, limitata in alto da due colonne simboleggianti le Colonne d'Ercole, da cui l'acqua scende fragorosamente. I lati sono percorsi da due scalinate che conducono al livello superiore. La parte più alta del giardino era caratterizzata dalla Fontana dei Pastori. Sotto al palazzo, nel muro di sostegno della terrazza ovale, si trova una grande nicchia, un tempo era arricchita da una grande quantità d'acqua, realizzata da Giocondo Della Porta e dal famoso fontaniere Orazio Olivieri, l'autore dei numerosi giochi d'acqua presenti nella villa. La villa, oltre a presentare un'influenza evidentemente vignolesca, si riallaccia, dal punto di vista planimetrico, a Villa Montalto di Domenico Fontana, al cortile del Belvedere e ai progetti raffaelleschi di Villa Madama. Inoltre, rappresenta l'evoluzione di schemi rinascimentali agli albori del Barocco.


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